I Paesaggi Umani di Roma Plurale sono palestre dell’empatia mentre si rilevano storie iscritte nelle geografie urbane dal tessuto strappato. Sabato 10 ottobre ad Agricoltura Nuova nel walkabout Silver Cohousing Agricolo si è attraversata la storia e la geografia di quell’azienda agricola che dopo aver occupato nel 1977 le terre a Decima (bloccando la speculazione edilizia) e sviluppando negli anni  un modello di agricoltura sociale e inclusiva  si sta interrogando sul proprio futuro. Uno di questi interrogativi è come sperimentare nuove forme di mutualismo esistenziale con il progetto del Silver Cohousing agricolo (già presentato in Campidoglio) pensando a come riconvertire delle strutture (come il Maneggio dei cavalli)  per offrire agli amici anziani autosufficienti un’alternativa all’isolamento sociale e ai modelli tradizionali di assistenza, promuovendo l’invecchiamento attivo, la partecipazione alla vita comunitaria propria della condizione agricola.

Lo stesso walkabout esprime questa potenzialità, ragionando insieme in cammino. Guardandoci intorno si riflette con Mauro Giardini di Agricoltura Nuova sugli interventi di ristrutturazione (ancora in attesa di tutti i permessi) e di come l’attività agricola in sè sia da intendere come un processo di rivitalizzazione, con Carlo Monti si descrive come in Trentino, nel Mezzomonte sotto Folgaria,  si stiano impostando strategie simili in una fattoria che segue il modello di vita dei masi di montagna promuovendo incontri tra anziani e giovani di tutto il mondo impegnati nell’ambito dell’agroecologia e della biodiversità e con altri amici si ragiona sui modelli economici del patrimonio immobiliare liberato dagli anziani e su come il cibo possa guarire. Pensando proprio a format d’iniziativa culturale inscritti in questa ottica (di fatto Paesaggi Umani investe su questi temi con il metodo della Memoria Rigenerativa)  si presenta  Cibo angelico, uno spettacolo teatrale conviviale di e con l’attrice e cuoca creativa Mariella Fabbris (già fondatrice del Laboratorio Teatro Settimo). Ispirato al racconto I volatili del Beato Angelico di Antonio Tabucchi, coniugando la narrazione alla preparazione in tempo reale di gnocchi in tante versioni: al pomodoro, al pesto, ‘alla bava’ dei formaggi, allo zucchero-cannella-parmigiano… e pecorino stagionato, emblema di biodiversità e portatore di tirosina, l’aminoacido che accende il miglior neuro trasmettitore, la dopamina. Mariella Fabbris con i suoi gnocchi e Tabucchi ha creato un convivio emblematico. Scrivendo in una didascalia “Mariella serve” per intendere che stava servendo, mentre recitava, dalla padella ai piatti, si è pensato: sì, Mariella serve! serve a capire quanto sia importante un teatro che scaturisce dall’empatia.
La domenica 11 è giornata ancora più densa: la mattina alla Centrale Montemartini e la sera alla Casa del Quartiere-Villa Fiorelli per “riportare a casa” Polimnia, la musa pensante. Il walkabout ha esplorato quel museo creato dentro una splendida centrale elettrica dei primi del Novecento, espressione di una città diretta dal Sindaco Nathan (leggende dicono sia stato figlio di Mazzini) che portò Roma nell’era Moderna. Con Barbara Nobiloni dei Musei Civici e Antonio Insalaco (responsabile della Sovrintendenza Capitolina per il VII Municipio) abbiamo contestualizzato la statua di Polimnia (copia romana in marmo del II secolo d.C. di un originale ellenistico del III-II secolo a.C) ritrovata in un cunicolo nei pressi di Villa Fiorelli nel 1928. Si è trattato di come la musa Polimnia possa ritornare “a casa” al Tuscolano dove c’erano gli Orti di Settimio Severo (attraverso un’opera digitale, La Musa di NuvolaProject, linkata in una segnaletica). Un emblematico atto di innovazione territoriale, creando un “doppio” virtuale della statua che si è proiettato dopo un walkabout nel patio della Casa del Quartiere. Si è messo in relazione il Museo Montemartini con la comunità territoriale del VII Municipio in un’azione di Performing Media Storytelling che è di fatto un modello da replicare anche in altre periferie dove sono state estratte opere d’arte esposte nei Musei centrali della città. La videoproiezione di Polimnia è stata realizzata con l’intelligenza artificiale ed è parte di una strategia sul rapporto Memoria e Territorio su cui s’intende procedere a Villa Fiorelli, dall’antica Roma ai bombardamenti della IIWW.

Paesaggi Umani di Roma Plurale è entrata nel vivo, continuando a concentrarsi a sud-est: dal Tuscolano fino all’Appia Antica.


Si parte sabato 26 settembre nel Giardino di Piazza Ragusa per il walkabout In memoria di Cavallo Pazzo, il grande capo Lakota-Sioux, in un luogo dove da quasi trent’anni c’è una memoria simbolica, eppure ingnorata dai più. Un’epigrafe di bronzo posta su un blocco di tufo anticamente sagomato è dedicata a Tashunka Witko (Cavallo Pazzo), il celebre capo Lakota-Sioux simbolo della resistenza dei popoli nativi americani. Quella dedica, realizzata ufficialmente il 28 novembre 1996 promossa dal Comune di Roma e dal Comitato Leonard Peltier ispirato a un attivista dell’American Indian Movement detenuto negli Stati Uniti dal 1977. In quel contesto si è ricordato anche il fenomeno degli Indiani Metropolitani nati a Roma nel Movimento dell 1977. Si è evocato Massimo Terracini e sentito al telefono Renato Volterra (entrambi anime degli indiani romani) nel ricostruire lo spirito rivoluzionario e irriverente di quel movimento che coniugò l’energia selvatica e ancestrale degli Indiani e la postmodernitá delle Metropoli emergenti. Durante il brainstorming radionomade insieme al Comitato di Quartiere Tuscolano si è ragionato sul futuro di quel quadrante, delle ipotesi di urbanismo tattico per rigenerarla e dell’idea forte di portare nell’ex STA in abbandono il Conservatorio di Roma (coinvolgendo nelle riflessioni Roberto Giuliani, già direttore del Santa Cecilia).
Domenica 27 si va da Villa fiorelli a Porta Furba per il walkabout Mandrioneide, eravamo in tanti, forse troppi, più di duecento (le radio non sono bastate e dei tre altoparlantini due, a un certo punto, si sono spenti…eppure è andata…).
Dopo la partenza dal Comitato di Quartiere Tuscolano-Villa Fiorelli si è andati verso Nuoro7 e SpazioTempo parlando con Clara e Giulia di queste due realtà che hanno ridato vita culturale al Tuscolano. Tappa importante il Parchetto Condiviso NOI CI Siamo Casilina Vecchia Mandrione ricordando Claudio Isidori che ha incarnato il genius loci di quel territorio, creando un bel giardino-bene comune in uno spazio abbandonato dalle Ferrovie. Ci aspettano sotto un bel pergolato ed ascoltiamo le storie “mandrionesche” di Aldo sugli incontri ravvicinati con le prostitute che lavoravano nelle baracche del Mandrione.
Si va verso la Stazione Casilina scorrendo lungo quell’acquedotto inclusivo che ha visto Don Sardelli tra gli anni Sessanta e Settanta svolgere un ruolo pedagogico e sociale importantissimo. Ascanio Celestini, impegnato nel recupero delle memorie su Don Roberto, è stato il protagonista del walkabout che come una “radio che cammina”, in un flusso di coscienza in movimento, ha coinvolto le diverse comunità territoriali di quel quadrante. Incontriamo lungo il percorso il bivacco di alcuni ragazzi che suonano e leggono fiabe al crepuscolo. Un impatto assolutamente casuale che rivela il senso di quel Mandrione abbandonato in cui insorgono vitalità improvvise e che va ripensato come una sorta di Parco Lineare. Un po’ come è accaduto in diversi tratti delle Mura Aureliane. Ne parliamo con Fabrizio del Comitato Certosa che un anno fa vi ha realizzato una festa affollata ed emblematica. Ripercorriamo questa faglia urbana e selvatica, ascoltando podcast (in parte estratti da interviste fatte da Ascanio, oltre ad altri geopodcast) con testimonianze sulle tracce di Don Sardelli, il “maestro di strada” degli acquedotti.
Con NuvolaProject, appena è arrivato il buio, abbiamo proiettato sull’Acquedotto Felice le immagini delle baracche dello slum più grande d’Europa e il ritratto parlante (con IA) di Papa Sisto V (Felice Peretti) arrivando infine alla casa di Valentina Valentini e Alfredo Pirri dopo aver guardato quel palo della luce sull’acquedotto: naufrago di un mondo che non c’è più e ora illuminato da un sagomatore che lo reinventa. L’epos della Mandrioneide trasmette il senso di un territorio pronto a rigenerarsi, emancipandosi dal disagio sociale di allora e dalle vaghezze di oggi. Le memorie degli ex ragazzi del doposcuola di don Sardelli ce lo confermano: con quella lettera scritta al Sindaco Darida (di cui si è letta la premessa in cammino) ce lo hanno dimostrato.
Il progetto Paesaggi Umani domenica 4 ottobre si è incrociato con l’Appia Day, di cui Urban Experence è stata tra i fondatori nel 2016.
In Cava Fabretti con il walkabout Arcadia Felix, nell’outback dell’Appia Antica, s’è sviluppata una  conversazione peripatetica con Giorgio Fabretti, studioso di Filosofia e Antropologia, nonché discendente di Monsignor Raffaele Fabretti, eletto “Principe delle romane antichità” dal Papa Alessandro VII , ispiratore dell’Accademia dell’Arcadia a metà del Seicento e consigliere culturale di tre Papi. Quel capo di gabinetto del Cardinal Carpegna Vicario di Roma, Canonico di San Pietro e consigliere personale di tre pontefici (considerato come una sorta di Richelieu) di fatto svolse l’attività di Sovrintendente dell’Appia Antica salvando dalle fornaci disseminate lungo l’Appia molte epigrafi antiche. È stata l’occasione anche per confrontarci sui temi dell’Antropocene per riequilibrare il rapporto perduto tra Natura e Cultura. Si è esplorata la Cava da cui s’è estratto pozzolana, tufo e selci (i sampietrini, non propriamente basalto, ma leucitite), frutto della colata piroclastica prodotta 280.000 anni fa dall’eruzione del Vulcano Laziale dei Colli Albani – che oggi si rivela non solo enclave selvatica ma potenziale e nuova Arcadia. Il fatto di trovarvi funghi (come i macrolepiota rachodes non proprio commestibili) ce lo conferma.
Al crepuscolo da Complesso Capo di Bove si è poi mosso il walkabout Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia. Le videoproiezioni nomadi di NuvolaProject sono apparse sulle vestigia dell’Appia Antica, ritagliando tra i ruderi le immagini della ninfa Egeria e di Sibille. Figure che prendono vita grazie a un dialogo tra arte e IA, come Lucrezia Romana, protagonista di un ritratto digitale performante che narra (con le parole di Shakespeare) la sua triste storia di uno stupro che scatenerà una rivolta contro i tiranni etruschi da cui avrà origine nel VI sec. la Repubblica Romana. Alla fine si è anticipata la visione della musa Polimnia protagonista della giornata di domenica 11 ottobre, la mattina (0re 11) alla Centrale Montemartini e il pomeriggio (ore 19) a Villa Fiorelli, dove la sua statua è stata ritrovata nel 1928. Polimnia tornerà a casa.

La traccia georeferenziata del walkabout e qui la playlist dei report video di VieVerdi

Paesaggi Umani di Roma Plurale in questa seconda edizione intende tessere connessioni, rivelando territori ai loro stessi abitanti, scoprendo ciò che è dietro l’angolo magari rivelato da uno sguardo psicogeografico, mettendo in relazione luoghi e persone che s’ignorano a vicenda nella prossimità di scenari urbani disintegrati.
È il presupposto del Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa che in quanto sottotitolo del progetto per Roma Capitale esprime una strategia evolutiva, coniugando innovazione e territorio.
E’ questo il focus del talk del 22 settembre svolto all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie-AANT  su Il Performing Media delle Mappe Parlanti e dei Digital Model. Si è intervenuto sul Performing media storytelling (in particolare il format dei geopodcast) e i Digital Model realizzati da Nuvola Project utilizzando l’intelligenza artificiale per animare figure come Polimnia (la statua del II secolo d.C ritrovata nel 1928 sotto Villa Fiorelli) e riportata a casa con soluzioni di Realtà Aumentata dopo che avrà parlato (l’11 ottobre) alla Centrale Montemartini dove è esposta. Un esempio emblematico d’innovazione culturale e territoriale (se ne tratta su StartUpItalia). Un evento in collaborazione con RomeFutureWeek.

Il walkabout partito nella serata del 19 dal Comitato di Quartiere Tuscolano-Villa Fiorelli verso SpazioTempo è stato proprio un atto di quella tessitura di cui si parlava in apertura del post. Prima di uscire da quella Villa Storica salutiamo il Pino dell’Himalaya (Pinus roxburghii), uno dei più belli di Roma, posto lì da Raffaele de Vico, grande architetto-paesaggista che progettò anche il Parco del Colle Oppio e il Giardino degli Aranci.  Si attraversano i fornici dell’acquedotto che decenni fa rappresentava una soglia emblematica: l’hic sunt leones (“qui ci sono i leoni”) come la definiva qualcuno per intendere che oltre si sconfinava nella baraccopoli che si sviluppava per circa cinque chilometri lineari, lungo l’Acquedotto Felice (dove il 27 ci sarà il walkabout Mandrioneide).
Una zona liminare tra il Tuscolano e il Mandrione che rappresenta una delle pieghe più importanti della città, una sorta di faglia antropologica, dove le baracche si svilupparono dal 1943, dopo i bombardamenti di San Lorenzo, alla fine degli anni Settanta. Seguendo una piccola scorciatoia di terra battuta si arriva all’ex Circolo degli Artisti che oggi trova nuova vita, dopo un oblio durato undici anni, con SpazioTempo un bel giardino-hub culturale dove incontriamo Giulia e gli altri ragazzi che arrivano dall’esperienza di Scomodo, una delle realtà giovanili più avvertite d’Italia. Un luogo che ha una densità cuturale tale da rivelarsi più tardi con un evento di cui trattiamo più sotto. Questo walkabout procede, seguendo la linea dell’acquedotto ed esercitando il metodo di Urban Experience dato che nel suo etimo la parola metodo (meta e hodos) sottende il riflettere in cammino.
È cio che facciamo  per arrivare a via Nuoro 7 dove con Open Impact e Nuoro7 si è partecipato al loro festival sull’Economia Sociale. È una realtà significativa, un ambito di pensiero strategico per la città, da qui si è elaborato il piano di impatto sociale di SPIN TIME. Ci siamo confrontati sul tema della Memoria Rigenerativa per l’Economia dell’Esperienza su cui si basa la nostra progettualità tesa a tradurre la partecipazione attiva in valore. Si tratta di riconoscere il valore intrinseco del “consumo” culturale, genericamente detto, per intenderlo come un asset produttivo per il Bene Comune che crea nuove opportunità esperienziali, da rilevare come un possibile nuovo modello economico (vedi il pensiero-azione sul Punto di Vita). Un cardine dei processi di cittadinanza educativa in cui la percezione s’innerva con l’impegno, al contempo l’aggregazione sociale si evolve nella produzione d’immaginario collettivo e intelligenza connettiva, quella capace di promuovere modalità di mutualismo e cooperazione.La prima mossa di Paesaggi Umani di Roma Plurale è stato il walkabout lungo il Tevere: Tiberis Rhapsody venerdì 18. Il pensatoio radionomade ha avuto due punti focali, uno è stato il distretto artigiano di Tordinona che sta rinascendo dopo le lotte per la casa e le utopie contrassegnate dal murale Asino che vola e dell’Oculus ideato da Paolo Ramundo (con Nanni Morabito) già leader del collettivo che negli anni Settanta, nell’orbita di Lotta Continua, aveva come slogan “Riprendiamoci la città”. L’altro focus è sulla storia e la prospettiva futura di Arazul, un galleggiante storico sotto Ponte Cavour. Oggi appare come una “zattera della Medusa” di Gericault ma l’idea è quella di farne un campo base per la progettazione di uno spazio culturale fluviale di nuova generazione tesa a ripensare il rapporto tra Roma ed il fiume. Prima che la piena del 2008 lo distrusse, uno dei più antichi galleggianti del Tevere era molto più di una piattaforma sull’acqua. Ormeggiato all’ombra di Ponte Cavour, rappresentava un modo diverso di vivere il fiume. La piena spazzò via quasi mille metri quadrati di strutture, sogni e progetti di Klaus e Angelica. Oggi quel progetto si rimette in gioco come simbolo di un’altra idea di Tevere in una prospettiva di ricerca con Luca Ruzza del DPDTA/Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura di Sapienza-Università di Roma.
Per quanto riguarda Tordinona va detto che è una zona cosi prossima al Tevere (aveva un suo porto) a cui è ormai sbarrato l’accesso al fiume dai muraglioni piemontesi, sorti per arginare le micidiali esondazioni. Il suo toponimo ha origine da Torre dell’Annona, per lo stoccaggio delle materie prime (metalli preziosi) e spedizione delle merci (i famosi candelabri), una zona che si è andata via via impoverendo, fino a diventare una sorta di “periferia” nel centro storico della città. É in questo contesto che si intende ravvivare anche l’attenzione su un progetto architettonico di Paolo Ramundo e Nanni Morabito sviluppato con la Sapienza negli anni Novanta. È una sorta di cannocchiale prospettico orientato verso il Tevere e Castel Sant’Angelo. La direzione del tunnel, inclinata rispetto alla strada di circa 40 gradi, avrebbe ripreso l’orientamento dell’antico molo romano rinvenuto durante i lavori per la costruzione degli argini. Un intervento simile in collaborazione con il Distretto degli Artigiani di Tor di Nona, inserito nel Piano Strategico di Sviluppo Economico e Urbano di Roma Capitale, rivolto non solo al potenziamento del tessuto produttivo locale, ma anche alla gestione coordinata di iniziative per la promozione e lo sviluppo del contesto fluviale.

Nella seconda edizione Paesaggi Umani di Roma Plurale – promosso da Roma Capitale-Assessorato alla Cultura, vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno”, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura – si evolve in un percorso di innovazione culturale con un netto impatto sociale e civico, un processo emblematico per orientare la produzione immateriale del Performing Media al Patrimonio Immateriale centrato sulla memoria dei territori di Roma. Nell’articolazione del progetto Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa i walkabout peripatetici coinvolgeranno più comunità territoriali e si svolgeranno anche con la funzione di workshop atti a formare i partecipanti (studenti, cittadini e performer). L’obiettivo è dare forma alle azioni partecipative rilasciando feedback nelle mappe esperienziali del performing media storytelling. Ciò accadrà fondamentalmente con l’attività di geo-podcasting per estrarre memorie orali tratte dalle esplorazioni nei Paesaggi Umani per creare delle “mappe parlanti” con i podcast georeferenziati.
Nel progetto oltre agli ambiti territoriali già coinvolti nella prima edizione (in primis il Tuscolano) ci saranno focus a Ostia (con gli interventi di Er Lem-Gruppo Subword e le videoproiezioni nomadi che evocheranno il mitico stabilimento Roma, ispirato a Santa Sofia di Costantinopoli), lungo il Tevere da Tordinona al galleggiante storico di Arazul e a Decima Malafede per trattare con format empatici (come il teatro da mangiare di Mariella Fabbris) di memoria rigenerativa nell’ambito del progetto di Silver Cohousing Agricolo promosso da Agricoltura Nuova. Ascanio Celestini sarà protagonista di un walkabout in un percorso condiviso lungo il Mandrione (coinvolgendo diverse comunità territoriali di quel quadrante) sulle tracce di Don Sardelli, il maestro di strada degli acquedotti. Si narrerà dell’epos Mandrioneide in una sorta di pensatoio radionomade in cui rilevare le singolarità di quella “piega” della città che per decenni rappresentò la zona più povera d’Europa.
NuvolaProject rilancerà lo sviluppo dei ritratti performanti con l’Intelligenza Artificiale, con le Sibille che saranno videoproiettate di notte per l’Appiaday e realizzando Polimnia torna a casa un digital model realizzato con l’intelligenza artificiale. In accordo con la Direzione Musei Civici di Roma Capitale la musa Polimnia ritornerà “a casa” (l’originale è al Museo Montemartini) in una Realtà Aumentata. Polimnia è una delle nove figlie di Zeus e Mnemosine, protettrice del canto eroico e della memoria, rappresentata nella statua rinvenuta nel 1928 in un cunicolo sotto Villa Fiorelli, negli antichi Horti Spei Veteris, un ampio possedimento imperiale che si estendeva da Porta Maggiore e all’estremità sud-orientale della città. Sarà un emblematico atto di innovazione territoriale creando il “doppio” virtuale della musa pensante che, con la comunità del Tuscolano, si andrà ad incontrare anche al Museo Montemartini in un walkabout che tratterà di questa azione di performing media come modello da replicare anche in altre periferie da cui arrivano opere d’arte esposte nei Musei della città.
Dopo questo biennio di performing media storytelling (con workshop anche nel carcere di Rebibbia) alcune attività lasceranno delle segnaletiche parlanti per ascoltare i geopodcast, esplicitando come la memoria rigenerativa possa “battere il suo tempo” promuovendo lo scambio intergenerazionale.

 

Il progetto è realizzato da Urban Experience, progettato da Carlo Infante con Roberto De Luca e NuvolaProject, in collaborazione con: Aps Villa Fiorelli, CdQ Tuscolano-Villa Fiorelli, Rome Future Week, Loquis, Comitato Casilina vecchia, Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, ICBSA-Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, Parco archeologico dell’Appia Antica, AppiaDay, Roma Europa Festival, AbitareARoma, Fondazione Raffaele Fabretti, Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie-AANT, Happy Bridge, OpenImpact, Aps Nuoro7, Aps barraspaziatrice,  CdQ Villa Certosa.

 

Partecipazione gratuita. Prenotazioni e informazioni a:info@urbanexperience.it e whatsapp (solo messaggi): +39  340 668 8246                                                                        #paesaggiumani26 #cultureroma

Urban Experience non si mette solo in cammino, lascia le tracce e gli dà forma. E’ così che è nato il geoblog, nel 2006 per le Olimpiadi invernali di Torino, chiaato prima glocalmap, come ricorda un lemma Treccani. Subito dopo, nel gennaio 2007 per le Universiadi, si mise a punto l’uso del mobtag (oggi conosciuto da tutti come qr code) per linkare le mappe e poi, nel 2009 per il progetto Europedia sui 50 anni dell’Unione Europea. per poter ascoltare dal web le voci dei Padri Fondatori.

Da allora, da vent’anni, si continua ad ascoltare le voci dai territori in una sorta di Radio che Cammina, dandogli una forma ancora più performante e coinvolgente con i podcast georeferenziati nella mappa interattiva in un’attività estrattiva che distilla dalle registrazioni brade dei walkabout gli audioclip editati dal performing mediamaker Roberto De Luca.
L’attività di geopodcast ha fatto un salto di qualità con il progetto Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa che ha avuto un particolare orientamento a Roma Sud-Est, il quadrante più “denso” della città, di cui è stata epicentro Villa Fiorelli, vero campo base della raccolta di testimonianze sulla memoria del territorio (con focus sui bombardamenti del 1943). Quel parco ha accolto molte conversazioni peripatetiche in walkabout tematici come quelli sulle Pratiche del Narrare  di cui è massimo protagonista Marco Baliani, lucidissimo nel brainstorming a Villa Fiorelli come nell’evocazione della nonna piemontese maestra di narrazione magica.

Emblematiche le voci che rivelano gli stati d’animo durante i bombardamenti, in quei tempi bui del 1943, come quella di Aldo che cercava rifugio tra i fornici dell’Acquedotto Felice lungo il Mandrione, Gianfranco che scappò sotto le bombe a cercare il cappone che non si trovava, Nedo che ricorda il rifugio antiaereo nel lotto del suo condominio, Marisa che c’inquieta sul pericolo dello spezzonamento. O Maurizio che ricostruendo la storia del comprensorio abitativo della Cooperativa Tramvieri inaugurato nel 1914 dal sindaco Nathan, un luogo esemplare di particolar valenza civica che rivendica la sua memoria, in particolare quella dei bombardamenti subiti nell’agosto del 1943, fa emergere la storia della “gendarmeria fascista occulta”.

Il Performing Media, sorto dall’interazione tra performance e nuovi media, sta diventando un nuovo canone espressivo che attraversa le politiche e le poetiche delle reti per coniare format d’innovazione culturale come i walkabout e i geopodcast, tesi ad interpretare le peculiarità dei territori. Il nodo è nell’ associare i processi di riqualificazione urbana con quelli di una rigenerazione umana che investa più generazioni, attraverso azioni basate sull’audience engagement e il passaggio da testimonianza a edizione web dei geopodcast perché si attui Memoria rigenerativa.

Per mesi (da settembre a dicembre)  Urban Experience si è messa in cammino nella Roma Plurale per Paesaggi Umani. Li ha seguiti con sguardo sodale Carlo Monti, già programmista per la RAI e libero regista con VieVerdi, progetto di militanza audiovisuale sull’ethos dei cammini. La sua attenzione è empatica e dinamica, esprime al miglior grado il principio attivo del performing media che presuppone un approccio registico prossimo all’azione, dentro i fatti, remixando gli input audio raccolti dal flusso radio dei walkabout.
Tra i 37 video pubblicati in questa playlist del progetto ne pubblichiamo qui solo due che consideriamo emblematici.
Uno riguarda l’ultima azione, svolta al Solstizio d’Inverno al Pigneto in una “rapsodia” poetica, politica e architettonica con Stefano Panunzi con cui si è raggiunta la torretta cinquecentesca  di Piazza Copernico, salendo le strette scale per traguardare l’orizzonte a ovest, verso il mare, dove il sole stava tramontando, sospeso. La direzione è verso l’idroscalo di Ostia dove ci si collegati con Er Lem del gruppo Subword con cui riflettiamo sull’eresia pasoliniana,  anche attraverso un passo di Petrolio mentre vediamo, nello streaming facebook attuato da Roberto De Luca, scomparire il sole. Nei video che seguono in quella playlist si trova anche l’intervento di NuvolaProject con le videoproiezioni nomadi e il reading errante di Gaia Riposati.

Un altro video è sul walkabout nel Parco di Tor Tre Teste con Vincenzo Luciani (editore di Abitare A Roma, magazine che ha sia segnalato sia commentato l’evento) un personaggio emblematico: incarna il genius loci di un territorio denso di contraddizioni in un’evoluzione urbana sviluppata negli ultimi decenni con un straordinario impulso dal basso. Tre sono le Teste che appaiono nel bassorilievo scolpito su un sarcofago (un’opera funebre romana ritrovata in quella zona poi definita Tor Tre Teste); tre sono i quartieri che condividono il Parco: Tor Tre Teste, Alessandrino e Quarticciolo; tre sono le vele della chiesa dedicata a Dio Padre Misericordioso, realizzata dall’architetto Meier in occasione del Giubileo del 2000.

E’ stato il giorno giusto per l’ultima mossa di Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing media Storytelling per la Memoria Rigenerativa, quello più corto, quello del Solstizio d’Inverno in cui il sole si ferma: si sospende, secondo il significato di solstitium che combina sol (“sole”) e sistere (“fermarsi”) quando raggiunge la sua minima altezza da cui inizierà poi a risalire.

Il walkabout sulla Rapsodia de Solstizio d’Inverno al Pigneto è partito da Necci per girare in quell’ex-periferia, riflettendo sulla connessione fatale con il destino di Pasolini a cinquant’anni dal suo omicidio. E’ un territorio ormai gentrificato e forse il Pasolini di Petrolio (l’ultima sua opera, la più eretica) aveva presagito questa deriva. In cammino ascoltiamo la voce di Carletto che racconta delle sue gesta “coatte”, le risse, l’accetta sfoderata a difesa del padre aggredito. Lo si era registrato, incontrandolo per caso lungo quelle strade, una decina d’anni fa, insieme a Marco Manzi (il “poeta dela Maranella”).  In quel podcast insorge il paesaggio umano che corrisponde in pieno al climax di Accattone che nel 1961 conclamò la visione pasoliniana di quel mondo sottoproletario. Tra di noi c’è Enzo che riconosce la voce di Carletto, confermando la selvaggeria di quel contesto ma anche la straordinaria umanità che ne scaturiva.

E’ con lui, ora abitante di uno dei villini della Cooperativa Termini che nel 1919 creò un bel comprensorio sullo stile delle “città giardino”, che arriviamo a Piazza Copernico.

Negli anni Sessanta, come Carletto, era uno di quelli che erano al di là del muro di quella bella cittadella messa su dall’ “aristocrazia operaia”dei ferrovieri (quelli di “provata onestà e solvibilità” come recitava lo Statuto della Cooperativa di 150 anni fa), di fatto separata dal resto del suburbio.

Ragionando, sull’orientamento urbano rispetto alla processione solare su cui s’era già trattato,  con Stefano Panunzi, l’architetto con cui abbiamo pensato di associare il Solstizio al Pigneto, abbiamo raggiunto la Torretta cinquecentesca  di Piazza Copernico, salendo le strette scale per traguardare l’orizzonte a ovest, verso il mare, dove il sole sta tramontando, sospeso.

La direzione è verso l’idroscalo di Ostia dove ci colleghiamo con Er Lem del gruppo Subword con cui riflettiamo sull’eresia pasoliniana,  anche attraverso un passo di Petrolio mentre vediamo, nello streaming facebook attuato da Roberto De Luca, scomparire il sole.

Torniamo a terra e lungo la strada Gaia Riposati interpreta dei frammenti de L’Urlo di Pasolini  mentre sulle pareti dei palazzi appaiono le videoproiezioni nomadi a cura di Massimo Di Leo-NuvolaProject di alcuni frame dei film Teorema e Mamma Roma. A Via Balbi, nell’ultimo dei villini, dove ritroviamo il muro del comprensorio Termini, ascoltiamo il geopodcast di Loquis della “pietra d’inciampo” sulla storia del partigiano Tito Bernardini, ferroviere comunista di Bandiera Rossa (l’organizzazione antifascista più forte nell’area sud-est di Roma), trucidato alle Fosse Ardeatine.

Giunge l’ora di scendere sotto: da Necci scivoliamo in un’archetipica katabasi (come quella di Enea negli inferi per interrogarsi sul proprio destino) nell’ipogeo e gradino per gradino, entrando nella sotterranea cava di pozzolana d’epoca romana (in una vetrinetta vediamo le lucerne trovate negli scavi) ascoltiamo Vincenzo Cerami, l’alunno della scuola media di Ciampino dove Pasolini insegnava, diventato poi suo aiuto regista e scrittore di rango. E’ severo con il Pasolini dell’ultima fase (quella di Petrolio e Salò) anche se è lo stesso PPP, già nel 1957 in  Le ceneri di Gramsci ad aver concepito la sua cultura divergente:  “Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro di te; con te nel cuore, in luce, contro te nelle buie viscere…”.

Ascoltiamo ancora Gaia nella grotta, sostenuta dalle proiezioni d’eco pasoliniana per confluire alla fine tutti in un convivio che ha al suo centro un pecorino sardo stagionato 36 mesi proprio in quell’ipogeo.  E’ come un nuraghe, popolato di muffe, con i segni degli attacchi degli acari del formaggio (tyrophagus casei) arginati da un’ottima crosta (grazie all’opportuna salamoia iniziale) che garantisce l’effetto batteriostatico ma assorbe le essenze in una stagionatura che arriva ad esprimere la tirosina, l’aminoacido che sollecita un neurotrasmettitore come la dopamina che influisce positivamente sull’umore. E’ con questo spirito conviviale che amiamo concludere walkabout come questo che hanno rivelato intensa congenialità. Ciò può rappresentare l’antidoto spirituale per quel pharmakos pasoliniano (che significa sia veleno che medicina) che ci mette in guardia, come l’ultima affermazione (rilasciata il giorno prima d’essere ucciso e pubblicata l’8 novembre 1975  su La Stampa, eccone qui una versione). Eccola, micidiale: “La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”.

Prendiamone atto, è molto vera ed è per questo che operiamo per la rigenerazione umana.

Con Paesaggi Umani di Roma Plurale, il progetto di Urban Experience per Roma Capitale, si sono esplorate geografie urbane da cui trarre storie da pubblicare su una mappa parlante.
I paesaggi umani sono quelle tracce di memoria stratificate nei luoghi, a tal punto da contribuire spesso all’insorgenza di un genius loci, ciò che trasmette il senso di un territorio.

Nel concetto stesso di Roma Plurale c’è la chiave per interpretare la molteplicità identitaria di una città così stratificata nei secoli, orientandosi verso le periferie a sud-est e anche verso luoghi d’internamento come l’ex Manicomio al S. Maria della Pietà e la Casa Circondariale di Rebibbia. E’ qui nel carcere di Rebibbia che si è posto l’interrogativo su come si possa esplorare un “paesaggio sospeso”, come quello di una prigione. Un luogo privato della realtà, in uno spazio-tempo bloccato da principi etero-diretti, dettati da altri, negando la libertà individuale.
Un’idea era quella di camminare in un percorso circoscritto (come fanno i monaci negli antichi chiostri) ma questo presupposto è stato negato e così il workshop su “Lo sguardo partecipato” si è svolto nella biblioteca, un luogo ad alta densità immaginaria che può paradossalmente rivelarsi come un dispositivo per “viaggiare” anche in una stanza.
Come in un gioco si va così, con spirito psicogeografico, alla ricerca di indizi, a partire dai titoli dei libri che molti dei partecipanti estraggono dagli scaffali, alcuni sono rivelatori: Free, Fuga senza fine, Il giorno del giudizio, Pinocchio, un atlante geografico.
Su una parete c’è un quadro con una rosa e così sovviene l’espressione latina sub rosa: indica ciò che è stato detto in segreto. Un valore singolare in quel contesto in cui uno dei sinonimi di prigione è “segreta”.
Sono solo dei lampi, casuali ma combinatori e capaci di creare senso anche dove non è previsto,
È ciò che sta alla base dell’ethos di Urban Experience: quando si cammina insieme si condividono non solo percorsi ma pensieri che vi si associano, scaturiti da sguardi diversi che rivelano come la realtà possa diventare come un prisma secondo la molteplicità dello “sguardo partecipato”.
Quando si è capito questo s’è scoperto che metodo in greco antico (meta-hodos) significa mettersi in cammino per raggiungere un obiettivo.
Urban Experience usa metodi come i walkabout (una pratica adottata dagli aborigeni australiani, il popolo più antico della Terra) per fare dei cammini ovunque, adottando l’”apprendimento dappertutto”, anche intorno ad un tavolo nella biblioteca di un carcere che a un certo punto diventa “palestra di empatia”.
Il mondo non è solo fuori di noi, è anche dentro. È sia nell’impronta filogenetica che nelle storie che abbiamo vissuto ma ancor più il mondo è nel modo attraverso cui lo osserviamo. È ciò che riguarda la percezione, ricordandosi, sempre, che viene prima della realtà (anche quando pensiamo che ci venga sottratta).

Per dare sviluppo alla staffetta intergenerazionale nelle settimane scorse, con le ragazze dell’ Istituto Superiore Piaget Diaz, si è andati in walkabout trattando dei bombardamenti del 1943. Da Piazza Ragusa, dove una bomba entrò in un palazzo senza esplodere, si è passati per Via Taranto, presso la prima pietra d’inciampo allestita a Roma – per ricordare un internato militare, il colonnello Eugenio Paladini (un dramma vastissimo questo degli Internati che coinvolse quasi 650.000 militari e di cui s’è trattato troppo poco) – per poi attraversare un grande condominio dove erano attivi ricoveri antiaerei e dove campeggia una lapide che ricorda vittime alle Fosse Ardeatine e infine arrivare a  Villa Fiorelli alle bocche d’aria del rifugio antiaereo dimenticato.

Domenica 21 dicembre alle 15,30 il progetto si conclude con un walkabout da Necci (Via Fanfulla da Lodi 68) per girare al Pigneto riflettendo sulla connessione fatale con il destino di Pasolini a cinquant’anni dal suo omicidio. Si farà campo base da Necci (scenderà in un’archetipica katabasi nel suo ipogeo) per poi muoverci in walkabout per il Solstizio d’Inverno, ascoltando brani del film Accattone e con l’architetto Stefano Panunzi ci interrogheremo sulle profezie pasoliniane. Si raggiungerà la Torretta di Piazza Copernico (vedi foto), salendo le strette scale in una anabasi per traguardare l’orizzonte a ovest, verso il mare, verso l’idroscalo di Ostia, al tramonto. Ci si collegherà con Er Lem (Gruppo Subword), ascoltando poi l’Urlo di Pasolini. “Qualunque cosa questo mio urlo voglia significare, esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine” Ecco cosa afferma Pier Paolo Pasolini nell’urlo tratto da Teorema. È inevitabile, come un solstizio.  Da Piazza Copernico il tramonto del solstizio d’inverno è perfettamente in asse con via di Villa Serventi, ma proseguendo quell’allineamento oltre l’acquedotto Felice si arriva al monumento di Pasolini all’Idroscalo di Ostia dove fu ritrovato il suo corpo. E ci risuona questa frase rilasciata, il giorno prima di morire, a Furio Colombo che lo intervistava per il Corriere della Sera: “Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual’è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”

Urban Experience è giunta alla sequenza finale del progetto  “Paesaggi Umani di Roma Plurale” per “Roma365” di Roma Capitale che avrà come epilogo la Rapsodia del Solstizio d’Inverno il 21 dicembre al Pigneto.


Nel pomeriggio del 7 novembre a Villa Fiorelli si è condotto un altro dei tanti walkabout, una  “radio che cammina”.che ha ribattuto il percorso di ricerca del  rifugio antiaereo di Villa Fiorelli di cui si sono perse le tracce. Si sono rilevate anche le decine di “ricoveri” posizionati sotto i condomini e le scuole del quartiere, utiluzzando diverse testimonianze.che hanno ricordato i bombardamenti dell’agosto 1943, insieme a  Lorenzo Grassi, esperto dei sotterranei di Roma e delle sirene antiaeree allestite a quei tempi su cui ha fatto una mappatura pubblicata nel libro Allarme dal Cielo. Si è puntualizzato sulle diverse ipotesi di valorizzazione con le diverse comunità territoriali (il Comitato di Quartiere, l’APS Villa Fiorelli e il gruppo di cittadinanza attiva “Alberelli di Villa Fiorelli”), l’Assessore alla Cultura del Municipio VII Riccardo Sbordoni e diversi partecipanti, tra cui alcuni studenti dell’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie, ragionando su come avviare un progetto di recupero di quel sotterraneo per farne un fulcro di memoria.
In tal senso uno degli obiettivi del progetto è quello di dare forma web ai geo-podcast (alcuni tratti dal docufilm che Stefania Stabile ha curato anni fa con gli studenti del Ducad’Aosta-Piaget-Diaz per il progetto “Il quartiere come museo”) che si stanno pubblicando progressivamente sul geoblog (con la cura di Roberto De Luca) per trasmettere a tutti, ancor più alle nuove generazioni, una memoria da rendere “rigenerativa”, realizzando poi delle segnaletiche parlanti con qrcode attraverso cui accedere ai podcast (una pratica consolidata che si attuò già nel 2007 per una Mappa Emozionale della Memoria Antifascista a Torino).
In questo contesto è stata presentata l’esperienza di NuvolaProject che in bunker di Monopoli ha curato un “ambiente sensibile” che mette in scena la memoria della IIWW. Quel rifugio antiaereo era rimasto chiuso e inutilizzato per sessant’anni ed è ora diventato non solo un luogo recuperato ma un dispositivo per interrogarsi sul futuro, proprio come suggerisce la katabasi di Enea che scende negli inferi per interrogarsi sul proprio destino.
Le tracce del Passato, attraverso oggetti che sembrano dimenticati, prendono vita in un “sogno lucido” attivato da Massimo Di Leo e Gaia Riposati (le due anime di NuvolaProject) elaborando poeticamente l’intelligenza artificiale, agita come un dispositivo combinatorio da saper interrogare. E’ in fondo un’operazione di Performing Media che presuppone un gioco drammaturgico ludico e complesso al contempo, secondo quella “sistematurgia” (un termine coniato da Marcel li Antunez Roca che riguarda l’interazione serrata tra drammaturgia e sistemi digitali) che rende performante l’avventura in quel sottosuolo.
Nel cortile della Casa del Quartiere si è poi ripercorso il progetto “Paesaggi Umani” in tutta la sua articolazione da settembre ad oggi, attraverso i report video di VieVerdi e i geopodcast pubblicati sul geoblog.
Il progetto è stato disseminato in tutta la città (da Tor Tre Teste a Tor Carbone, nella selvaticità della Cava Fabretti). connotato in alcuni set da staffette tra walkabout e performance teatrali : con Marco Baliani si è riscoperta Acilia, la borgata in cui è cresciuto, in una messa a terra di un suo romanzo autobiografico, tra le marane e i sottopassaggi epicentro dello spaccio.  A Roma Nord con Consuelo Ciatti, tra Monte Ciocci e l’ex manicomio del S. Maria della Pietà a Monte Mario si è  attraversato la poesia di Alda Merini, autrice fragile ed emblematica protagonista di alterità femminile che ha avuto un suo atto finale a Villa Fiorelli. Con Cuocolo-Bosetti a Villa Flora con lo spettacolo radionomade “Teatro”, si è creata un’esperienza immersiva (subito dopo aver ascoltato l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia) sul teatro che insorge dentro lo spettatore per un percorso interiore che sollecita rigenerazione umana,quella che sta a monte della rigenerazione urbana.   .
 A Villa Fiorelli, dopo l’incontro sulle Pratiche del Narrare, Mariella Fabbris ha offerto la sua performance-conviviale L’albero delle acciughe tratta dal racconto di Nico Orengo tra limoni, aglio, prezzemolo, pomodori, cipolle, finocchietto selvatico, pinoli, zucca, peperoni, nocciole, sedano rapa, marmellata di arance e acciughe per tutti i partecipanti.
Con NuvolaProject sono accadute tante azioni tra performance e innovazione digitale, associando la produzione immateriale del Performing Media al Patrimonio Immateriale centrato sulla memoria dei territori, come nei walkabout con videoproiezioni nomadi sotto l’acquedotto Felice facendo apparire (con elaborazioni in IA) Felice Peretti-Sisto V “Er Papa tosto”, nel buio profondo lungo l’Appia Antica e alla Cooperativa Case Tramvieri con la performance “I bombardamenti del 1943 nelle visioni di Renzo Vespignani”.

L’epilogo del progetto sarà al Pigneto, il 21 dicembre per il Solstizio d’Inverno evocando Pasolini e nel frattempo si interverrà nella Casa Circondariale di Rebibbia  con Maria Teresa Caccavale di Happy Bridge, in un workshop riservato ai detenuti su Lo sguardo partecipato: Il mondo non è solo fuori di noi, è anche dentro. È sia nelle storie che abbiamo vissuto ma ancor più nel modo attraverso cui lo osserviamo e lo condividiamo. È ciò che riguarda la percezione, ricordandosi, sempre, che viene prima della realtà (anche quando pensiamo che ci venga sottratta).

Paesaggi Umani di Roma Plurale  adotta una modalità d’innovazione territoriale:  il performing media storytelling , un metodo partecipativo che declinato attraverso il walkabout-conversazione radionomade tende non solo a rilevare le situazioni ma rivelarle con un approccio psicogeografico, associando pensiero laterale, design thinking e thesaurus documentale orale tramite i geopodcast.

E’ un format atto a creare condizioni abilitanti perché la rigenerazione umana possa essere funzionale  alla rigenerazione urbana
In alcuni contesti è significativo concepire una stretta connessione tra il Performing Media storytelling dei walkabout e veri e propri spettacoli basati sulle stesse modalità di  performing media quali sono le radio-cuffie. Tra questi sono emblematici quelli di Cuocolo-Bosetti che da Vercelli si muovono in tutta Italia e oltre (sono stati per anni compagnia di bandiera dell’Australia quando risiedevano a Melbourne). Un’esperienza talmente significativa che gli si è dedicato un incontro all’ICBSA-Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi  (dove da circa un anno si sta sviluppando un Archivio Performante) conversando Renato Cuocolo che dal 1978 ha avviato una ricerca teatrale d’impronta antropologica per poi evolversi sempre più verso i linguaggi del Contemporaneo.
C’è una citazione di Hofmannsthal che Renato Cuocolo esercita come un mantra “l’uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sé, ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sé”. Ci riguarda tutti e ancor più Urban Experience che con i walkabout esplora dappertutto esplicitando questo concetto: “Viaggiamo dentro noi stessi quando ci ritroviamo in luoghi che ci ricordano cosa cerchiamo”.
Si tratta di una poetica che genera la condizione per cui lo spettatore possa vivere il teatro dentro, metabolizzando l’impatto,  ritrovandosi in quelle che Cuocolo definisce “trappole di realtà”.
Il camminare porta sempre in un “altrove” dicono Renato Cuocolo e Roberta Bosetti nel presentare il loro spettacolo Teatro che è l’ultimo tratto di un progetto avviato in Australia più di una ventina di anni fa. Un’occasione per proiettarsi in un’esperienza immersiva dove ritrovare i sottili fili che legano le esperienze di ognuno, ancor più quelle del teatro che insorge dentro all’improvviso.

L’azione radio-guidata da Roberta Bosetti è un’esplorazione nella memoria più intima di un percorso interiore che investe lo spettatore mentre l’attrice si svela.
La Cuocolo/Bosetti è l’unica compagnia in Italia ad aver vinto il prestigioso UNESCO AWARD per la ricerca artistica.
Il giorno dopo Urban Experience è a Villa Flora con un walkabout dal titolo  La rigenerazione umana per la rigenerazione urbana  che anticipa Teatro di Cuocolo-Bosetti. Questa combinazione con un atto teatrale in quel contesto ha un particolare senso perchè lì Abraxa Teatro da anni, accolti dall’Associazione Villa Flora in uno degli ex fienili, programma iniziative teatrali.  È stata una buona occasione per riflettere con le comunità territoriali (tra cui Antonio Aprile dell’ Associazione Amici di Villa Flora, punto fermo di quel territorio e Massimo Grippa di Associazione Villa Flora, Emilio Genazzini e altri amici di Abraxa Teatro), rappresentanti del Municipio XII (la consigliera Flavia Balestrieri e Fabio Bomarsi, Assessore alle Politiche Sociali) e l’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia (in messaggio vocale visto che un imprevisto dell’ultima ora gli ha impedito di arrivare) sulle sorti dell’ultima villa storica a godere d’interventi strutturali.Il confronto è serrato, partendo dal vecchio campo di bocce in uno spazio che è diventato presidio civico della Villa, arrivare alle Serre ove si riflette sugli interventi rigenerativi per creare coworking e spazi di socialità e infine alla Villa in rovina, già Casa Generalizia dei Servi di Maria. E’ qui che ascoltiamo un frammento del film di Nanni Moretti La Messa è finita in cui la villa era ambientazione di un centro di Igiene Mentale.

Con l’arrivo del buio, dopo aver affondato i piedi nelle pozzanghere,  si entra nel teatro d’ascolto con cui Roberta Bosetti ci sollecita ad accendere percezione e  muovere il proprio pathos per vivere teatro e non solo consumarlo. Come lucciole ci muoviamo nella notte di un parco buio, senza illuminazione pubblica, dimostrando come una dimensione teatrale possa generare partecipazione senziente. Seguiamo l’attrice in una peregrinazione immersiva, sedendoci sulle panchine sparse  e poi entrando negli ex fienili e stalle del complesso, arrivando attraverso i backstage nella sala teatrale spartana.  Pensando a chi ha pensato “ma perchè non ama gli applausi?”,  c’è da dire che si ambisce a creare ambiti partecipativi dove si superino i modelli consueti del mero consumo. E’ importante pensare agli spettatori attivi (come nel caso di ciò che è successo a Villa Flora) come dei  cittadini che sperimentano l’idea della smart community in una prospettiva dove si diventa prosumer: produttori di senso e non solo consumatori.”L’ascolto è in fondo un piccolo teatro” suggeriva Roland Barthes.